L’Aquila due anni dopo: AREL ri-scopre una città in germoglio

aquila 02Esattamente due anni fa le socie AREL hanno conosciuto l’Aquila, in un weekend che si è rivelato un percorso emotivo e amaro nelle viscere di una città devastata. Sabato 17 e domenica 18 ottobre c’è stata la seconda visita dell’associazione al capoluogo abruzzese, alla scoperta di una città diversa e davvero pronta a ripartire con il piede giusto, a sei anni dal sisma che l’ha devastata. “Quando le Areline sono venute qui due anni fa, la ricostruzione soprattutto nel centro storico era ancora completamente ferma, l’incertezza sul futuro era palpabile – ha commentato Enrica De Paulis, socia Arel e dirigente per la ricostruzione al Comune dell’Aquila, origini Aquilane. – La differenza ora è immediata, la ricostruzione è partita, si vedono decine e decine di gru al lavoro, immobili di altissimo valore sia estetico che culturale sono rifioriti”. “A differenza del 2013, i cambiamenti oggi si vedono ad occhio nudo: è percepibile la fortissima volontà di portare a compimento i lavori il più possibile. Enrica per noi è fonte di orgoglio per il suo ruolo fondamentale in questo processo di rinascita” – ha commentato Francesca Zirnstein, presidente di AREL dal 2011.

Solo a settembre l’Aquila ha ospitato due importanti manifestazioni che l’hanno trasformata in un suggestivo palcoscenico per la musica e l’arte urbana, con oltre 600 musicisti jazz che hanno suonato per 12 ore nel centro storico della città, poi la rassegna di streetart sotto la direzione artistica di Luca Ximenes. Alla domenica, il gruppo si è spostato verso le case costruite dopo il sisma per l’accoglienza delle famiglie sfollate, sempre guidato dall’Architetto Enrica De Paulis. Pur emergendo, già ad occhio nudo, la necessità di una manutenzione ordinaria e straordinaria a cui il Comune sta già facendo fronte, queste costruzioni sono tuttavia delle importanti realtà abitative che rientreranno – alcune nel breve, altre in tempi più lunghi – in un discorso più ampio di rivalutazione immobiliare di riutilizzo da parte del Comune. Tutti questi alloggi, man mano che le famiglie che ora li occupano torneranno nelle loro case del centro cittadino, potranno trovare una diversa dislocazione in base a dinamiche di potenziamento sociale, economico e turistico del territorio, secondo uno sviluppo progettuale denominato “Piano Casa”.

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