La forma delle idee: il crowdfunding come strumento innovativo di finanziamento e investimento anche nell’immobiliare.

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Avere una intuizione, una immagine, non basta. Perché sia una idea, serve anche il progetto che permette di tradurla in realtà: il team, il piano di azione, il business plan, il piano di comunicazione e… i soldi per realizzarle. Il crowdfunding è una forma di raccolta fondi per realizzare un progetto, alternativa o integrativa al mondo bancario o alle altre istituzioni finanziarie. Può servire a finanziare la pubblicazione di un libro come nel caso di “Crowdbooks”, la realizzazione di un piattaforma per raccogliere pc/tablet usati e donarli ai ragazzi per la DAD Didattica a distanza come nel caso “PC4U.tech”, per finanziare la crescita dell’azienda come il caso di “Homepal” che ha raccolto 1 milione di euro in 1 settimana o per diventare soci di una enterprise factory technologica come “e-novia”, raccolta record del 2020 con oltre 7 milioni di euro o anche per partecipare alla riqualificazione di un quartiere, un’area sotto casa come i 7 progetti del Comune di Milano che hanno raggiunto l’obiettivo grazie a 1.200 donatori.

 

Il crowdfunding è uno strumento di finanziamento o investimento: dal punto di vista di chi ha l’idea, è un raccolta fondi dal basso, dalla “folla” (crowd), dalle singole persone; dal punto di vista della folla, è una forma di partecipazione a un progetto, a una idea anche con piccole somme e avere in cambio un premio, sia esso simbolico (donation o reward-based crowdfunding), un interesse (lending crowdfunding o crowdlending) o un profitto (equity crowdfunding o crowdinvesting). Il comune denominatore è il valore del progetto e una piattaforma digitale che mette in comunicazione il promotore e l’investitore/donatore.

Secondo l’osservatorio sulla Finanza Alternativa, il crowdfunding è lo strumento con la crescita più rilevante. Nel solo 2020 sono stati raccolti oltre 330 milioni di Euro, di cui a 31 in progetti donation/rewarding, oltre 122 milioni in equity crowdfunding e 185 milioni di lending crowdfunding. In Italia, sono 47 i portali autorizzati, nel 2020 si sono concluse positivamente 504 campagne per finanziare start-up e PMI innovative, veicoli di investimento o altre PMI. Il crowdfunding immobiliare, in particolare, ha registrato un interessante dinamicità e crescita con 11 portali attivi a febbraio 2021 contro i 6 dello scorso luglio 2020. Anche la folla, gli investitori, sembra apprezzare questo strumento che consente di partecipare ai progetti che ritiene più meritevoli. Da 140 investitori nel 2014, nel 2020 hanno contributo oltre 18.500 persone e nei primi due mesi del 2021, già 3.100.

Moderato da Barbara Polito, Head of Asset Management di GWM Capital Management, il webinar ha offerto l’opportunità di conoscere meglio lo strumento, nelle sue forme e di comprenderne i meccanismi. L’avvocato Anna Maria Schirru, Of Consuel dello Studio Legale Lener & Partners, ha illustrato la disciplina legale delle diverse forme di partecipazione, la responsabilità e i rapporti tra promotore, gestore della piattaforma e investitore/donatore ponendo enfasi sulle tutele legali e rischi. L’Ing. Rosaria Chechile, COO di House4Crowd, startup innovativa e una delle piattaforme di equity crowdfunding autorizzate da Consob, ha presentato il funzionamento i meccanismi operativi tra piattaforma e progetto da finanziare, dalla costituzione della società veicolo, alla blockchain per i flussi di denaro, al controllo del progetto fino all’exit. L’Arch. Marzia Morena del Politecnico di Milano ha presentato i casi di civic crowdfunding e di come questo strumento possa rendere la comunità partecipe dei progetti di rigenerazione urbana : Rotterdam, New York, Londra ma anche Bologna e il Portico di San Luca, Torino con Homes4all, Milano e Venezia con le iniziative di call per ideas in cui il Comune, a fronte di idee promosse dai cittadini e raggiunto un determinato target, contribuisce alla realizzazione integrando la quota raccolta dalla folla.

E per i più scettici, il webinar ha posto l’accento anche al processo di selezione delle idee da finanziare e le figure professionali coinvolte: prima che un progetto approdi alla fase di campagna, alla promozione tramite la piattaforma, è sottoposto a un processo di selezione rigoroso che, nel caso di progetto immobiliare, riguardano la due diligence sia del progetto che del proponente, la valutazione indipendente e la certificazione del business plan da un ente terzo che ne verifichi la sostenibilità economica, la segregazione dei conti fino al raggiungimento del target, il processo di monitoraggio fino all’exit. Quindi, valutatori, legali, notai, tecnici, amministrativi, specialisti della comunicazione, etc. Rispetto alle altre forme di investimento nel real estate da parte del pubblico dei piccoli investitori, come per esempio i fondi immobiliari della prima generazione, questo strumento si differenzia sostanzialmente: l’investitore ha modo non solo di investire sul team di gestione di una iniziativa immobiliare ma scegliere su quale iniziativa investire e quale no in base alla location, alla qualità del progetto, rischi e ritorni dell’investimento. E, anche se ha investito piccole somme, può, grazie alla piattaforma, monitorare l’andamento dell’iniziativa ed, eventualmente, uscirne secondo le forme legali previste dalla normativa.

Infine, ciò che emerso dal dibattito è che le diverse forme di crowdfunding sono tra esse combinabili e possono essere integrative di altre forme di finanziamento: per esempio, nell’ambito di una iniziativa di riqualificazione urbana, una parte del progetto – come per esempio quello che riguarda gli spazi e servizi pubblici – può essere non solo pensata ma anche finanziata dalla comunità che ne usufruirà. Si può così essere promotori prima, ambasciatori durante la campagna di raccolta e, in un certo senso, garanti della realizzazione del progetto come vera opportunità di cambiamento. E, per gli investitori istituzionali, integrare il civic crowdfunding nelle operazioni di rigenerazione urbana può contribuire a realizzare gli obiettivi di impatto sociale, la “S” del paradigma ESG di cui tanto si parla.

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