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Mai come in questo periodo la nostra casa è il contenitore di tutta la nostra vita, non solo domestica ma anche lavorativa e creativa. In queste lunghe settimane di chiusura forzata abbiamo condiviso per ore lo spazio piccolo o grande che sia con i familiari, utilizzando gli stessi luoghi per molteplici attività.
La nuova attenzione che dedichiamo tutti noi alla nostra dimora, lo dimostrano le lunghe file di questi primi giorni di riapertura davanti ai magazzini del noto brand svedese di oggetti per la casa.
Abbiamo ripensato alla nostra casa in un’ottica diversa, non più come il luogo dove rifugiarsi la sera stanchi di ore passate nel traffico (nel mio caso), dopo lunghi incontri e meeting con clienti e colleghi, riunioni di lavoro infinite e quant’altro, ma il luogo dove metterci al riparo dal comune nemico invisibile.
Ecco perché gli spazi sono diventati piccole aree definite: la cucina per preparare pranzi e cene gourmet, il divano dove fare scorpacciate di serie tv preferite, il tappeto per gli esercizi di Yoga e Pilates con l’insegnate scoperto su YouTube, e una zona (a me cara) il magico mondo del bagno ove rilassarsi e dedicarsi a se stessi!
La pandemia ci fa anche ragionare su nuovi stili di vita, nuovi modelli abitativi e abitudini di igiene. Porto ad esempio la mia azienda da sempre legata ad argomenti quali sostenibilità e igienicità, che traduce questi concetti producendo prodotti con linee semplici da pulire, e con innovative tecnologie applicate alla smaltatura che garantiscono facilità di pulizia e abbattimento della carica batterica.
Ma più di tutto nella nostra vita lavorativa è entrato il bisogno di uno spazio per lo smart working!
Sono attrezzati per il nostro “lavoro agile”, il tavolo da cucina, la scrivania nella cameretta dei bambini, i supporti per i device da utilizzare anche sul divano o a letto per gli amanti del lavoro in pigiama.
Dati ci dicono che oggi in Italia sono più di 1 milione e 800 mila i lavoratori attivi in modalità smart working, cifra incredibile se pensiamo che prima della famigerata pandemia erano in smart working poco più di 200.000 persone.
Devo ammettere che questo cambiamento ha un impatto notevole nel mio lavoro basato sul contatto con le persone, gli incontri, le strette di mano, le colazioni di lavoro! Né webinar, né lunghe telefonate, né efficaci mail di presentazione, sostituiscono il sorriso e il calore degli incontri!
Ma questa nuova modalità di condivisione con le persone porta con sè anche un bene prezioso, quello della maggiore attenzione verso le parole dell’altro, dell’ascolto, un comune modo di avvertire e una maggiore apertura nello scambiarsi idee e riflessioni, consapevoli che l’altro ha il tuo stesso vissuto e le stesse percezioni, o quanto meno simili.
L’intera società si è attivata in modo straordinario, tutti ci siamo adoperati per la salute di tutti, e questo dolore, queste incredibili nuove esperienze non saranno persi, ci porteranno a essere più agili, flessibili, accelerando processi innovativi ed evolutivi all’interno della società stessa.
Spero di vedervi presto anche se con mascherina e guanti!