Business ai tempi del Coronavirus, Elena Rizzica

on Lunedì, 27 Aprile 2020. Posted in Speciale Coronavirus

di Elena Rizzica

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Care Socie,
sono Elena Rizzica, architetto libera professionista, scrivo per condividere con voi alcune riflessioni determinate dalla situazione in atto.
Sono uscita di casa per andare a lavorare l’ultima volta il 9 di marzo, da allora ho messo il naso fuori solo due volte.
Ho scelto di fare tutto online per rispettare le regole sì, ma soprattutto perché ho il terrore di ammalarmi; questa è già la prima discriminante che rilevo: chi subisce la situazione perché imposta, chi per paura del contagio.
Oggi rifletto su quello che ho visto avvenire intorno a me in questo periodo, mi ritengo una privilegiata perché non ho avuto sostanziali cali di attività e ho potuto lavorare da remoto, ma so che non è così per tutte.
Osservo in generale che le donne si sono sobbarcate una mole di peso incredibile. Ovvero nella migliore delle ipotesi riuscendo a conservare il lavoro, definito “smart working”, ma che di smart non ha proprio nulla visto che non esiste etiquette: la reperibilità è continua, si ritiene di poter scrivere e telefonare a tutte le ore del giorno, si fissano call ad orari improbabili con un susseguirsi frenetico, che a malapena lascia spazio ai bisogni impellenti.
Peccato però che, a latere, per fare la spesa ci vuole qualche ora di fila, o qualche ora di perseveranza per riuscire ad ordinarla online; che se ci sono bambini a casa, è necessario affiancarli nell’apprendimento da remoto e comunque tenerli occupati in giornate infinite; che ci sono tre pasti al giorno da preparare; che la signora che ci dà una mano in casa non può venire e che abbiamo una montagna di bucato da stirare (camicie bandite per tutta la quarantena, sia chiaro).
In tutto ciò la nostra beaty routine si va a far benedire, la ricrescita ci divora e l’estetista un lontano ricordo; che non è che cambi la vita, ma aiuta l’autostima.


Rimaniamo sempre e comunque delle professioniste impeccabili.
Il risultato ci premia? Sembra di no, visto che leggendo i componenti della taskforce nominata dal governo per l’emergenza COVID-19, su 76 membri le donne sono solo 17. E non che sia una battaglia di genere a prescindere, è che le competenze le donne ce le hanno veramente ma anche in questa occasione non siamo state tenute nella giusta considerazione.
Peccato per il grande errore di valutazione, anche perché dovrebbe essere noto che non appena ci sarà possibile uscire la “revenge spending” di cui abbiamo bisogno per mettere in moto l’economia, sarà in larga parte ad opera nostra.

Vi abbraccio tutte con affetto.
Elena

#ancheioarel

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