Business ai tempi del Coronavirus, lastArch Srl

on Lunedì, 23 Marzo 2020. Posted in Speciale Coronavirus

di Silvia Statella

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Mi chiamo Silvia Statella e volentieri scrivo per testimoniare la mia esperienza di questi giorni così insoliti e drammatici. Io e mio marito, entrambi architetti, gestiamo insieme la nostra Società di progettazione e servizi tecnici.

Apparentemente non è cambiato molto: come sempre la mattina si va al lavoro e la sera si torna a casa. In realtà è cambiato moltissimo: gli incontri si fanno per telefono, i collaboratori sono a casa, disponibili però ad aiutarci da remoto. Il nostro lavoro ha il vantaggio del supporto dei disegni, che funziona bene anche a distanza, e non è la prima volta che ci capita di lavorare in questo modo, e la tecnologia sempre di più ci favorisce in questo senso.

Ma se immagino un futuro in cui questa diventa la modalità principale del lavoro, ecco… non so se mi piacerebbe. Comunque è un’occasione per sperimentare e capire meglio.

Abbiamo qualche cantiere aperto, piccoli cantieri privati, uno iniziato proprio nei giorni del primo DPCM, e l’attività edilizia non rientrava fra quelle sospese. Siamo quindi andati avanti, non senza problemi. L’impresa si è attrezzata ed ha osservato tutte le indicazioni di sicurezza prescritte, molte in realtà complicate da applicare, ma più nei grossi cantieri, in quelli più piccoli non c’è mai una grossa concentrazione di persone. Si è trovata però ad operare in un contesto mutato, con i fornitori chiusi, così come le discariche per il deposito dei materiali di risulta chiuse o aperte solo parzialmente e solo per conferire alcuni materiali.

Abbiamo fatto i conti inoltre con le ansie dei condomini, preoccupati per la presenza di “molti operai”, al massimo due, “in giro per il condominio”, in realtà intenti a svolgere le loro mansioni nell’appartamento in ristrutturazione. Ma non biasimo nessuno, sono tempi difficili per tutti, e le paure più che giustificate.

Anche i Committenti, in ansia: nelle indicazioni governative, non si è mai fatto riferimento alla possibilità di proroga dei termini degli accordi contrattuali e quindi nessuno sa cosa succede se non vengono rispettate le scadenze concordate; E anche noi in ansia non potendo programmare praticamente nulla, esercitando una direzione dei lavori diluita e parziale, limitando le visite in cantiere allo stretto necessario, sostanzialmente navigando a vista.

Mi chiedo se non si poteva allora chiudere proprio tutto per due o tre settimane. Me lo chiedo e naturalmente non ho risposta. So che non è facile neanche per chi queste decisioni le deve prendere.

Il testo fin qui è della settimana scorsa. Ora le cose sono cambiate di nuovo.

Le attività di cantiere sono state sospese in osservanza dell’ultimo DPCM. Mi sto accingendo ad inviare la sospensione dei lavori. Lo studio al momento è stato trasferito a casa nonostante il decreto consenta il proseguimento delle attività professionali. Abbiamo ritenuto opportuno fare così per limitare ancora di più gli spostamenti. Durante il fine settimana, ci siamo traferiti con tutti gli strumenti necessari, e credetemi non è stato facile, per continuare a garantire la nostra operatività: mantenere una dimensione di pseudo normalità impegnandosi nel lavoro in questo momento è sicuramente di aiuto.

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