Business ai tempi del Coronavirus, Valentina Piuma

on Lunedì, 11 Maggio 2020. Posted in Speciale Coronavirus

di Valentina Piuma

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Dopo questi lunghissimi circa sessanta giorni, chi più chi meno, abbiamo riconvertito i nostri spazi casalinghi per affrontare una diversificazione di asset class immobiliare, che vede convivere nella stessa unità immobiliare ufficio, scuola e casa.
Ci si divide, più o meno, equamente gli spazi e si tende a trascorrere un tempo dilatato in stanze che vengono abitualmente utilizzate solo per porzioni relativamente brevi di tempo, soprattutto in settimana.
Il tavolo della mia cucina, ad esempio, è posseduto da apparecchiature elettroniche che mi consentono di dialogare con i colleghi e con mia mamma a 180 chilometri di distanza.
Manca, e questo è innegabile, il ritmo scandito di casa/ufficio e questo stravolgimento porta a rimpiangere il traffico e il rischio connesso a cambiamenti atmosferici improvvisi.
Al di là di queste banali considerazioni, quello che questo nemico invisibile ha portato è un vero e proprio stravolgimento: abbiamo capito che le case possono diventare uffici efficienti anche grazie alle dotazioni di infrastrutture informatiche ormai di default nelle abitazioni della maggior parte di noi.
Facendo parte della struttura di uno degli attori del mercato e “portando” con me il marchio del “centro studi”, mi trovo spesso a domandarmi quali saranno nei mesi a venire gli impatti che questo rallentamento avrà sull’attività economica nel suo complesso e sul mercato delle costruzioni e del real estate?
Il mercato del real estate saprà riprendere con forza il proprio percorso? Quali realtà nazionali sullo scacchiere internazionale riusciranno meglio di altre a reagire a questa terribile calamità che ci vede prigionieri nelle mura domestiche?
Quello che sicuramente emerge da questa situazione è che infrastrutture sanitarie efficienti e dotate di servizi sono fondamentali, perché anche quando il Covid19 lascerà il pianeta e diventerà parte dei libri di scuola non potremo più considerare gli avvenimenti epidemici un retaggio di un lontano passato.

Quello che è certo che l’attuale situazione cambia le priorità e quando usciremo da questa tempesta non saremo più come quando ci siamo entrati.

Le imprese sono ben consapevoli dei rischi crescenti e delle misure che devono essere messe in campo per affrontare questa situazione nel migliore dei modi possibili ma, sono altrettanto ansiose di vedere ripatire le macchine, sentire la musica che secondo uno spartito non scritto escono dai nostri cantieri.

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