Costruzioni, le parole prima dei numeri. Ferraloro e la visione che verrà

Costruzioni, le parole prima dei numeri. Ferraloro e la visione che verrà

In questo approfondimento, a firma della socia AREL Valentina Piuma, viene ripercorso il dialogo con il Presidente di Federcostruzioni Emanuele Ferraloro nella sessione “Industrializzazione e digitalizzazione: le nuove sfide del settore delle costruzioni”, nell’ambito del Forum Architecture Insights. Al centro della conversazione, il futuro di una filiera che rappresenta circa un quarto del PIL italiano ma che continua a scontare un deficit di riconoscimento pubblico, culturale e politico


Il Presidente di Federcostruzioni in dialogo con Valentina Piuma, Segretario Generale di Federcomated, sul lessico, i numeri e la politica industriale di un settore che vale un quarto del PIL.

Dialogando con Valentina Piuma, Segretario Generale di Federcomated, Emanuele Ferraloro, Presidente di Federcostruzioni, ha condotto una vera e propria riconquista lessicale, di quelle battaglie sulla precisione del nominare che Calvino avrebbe iscritto fra le sue “Lezioni Americane”. Ferraloro non parla di edilizia ma di "ambiente costruito": un involucro che contiene componenti, persone, vite, e che a sua volta è contenuto in aree urbane stratificate nel tempo. Definizione tutt'altro che pleonastica, perché chi chiama il settore "cementificazione" o "speculazione" ne falsifica l'identità prima ancora di analizzarne i numeri. E i numeri parlano: 643 miliardi su 2400 di PIL, un quarto dell'economia italiana, l'unico dei quattro pilastri che non si nomina perché considerato “sporco e cattivo” (cit.). Da qui la diagnosi: industrializzazione e digitalizzazione attraversano la filiera a velocità diverse, dal calcestruzzo al metallo fino alle lavorazioni in opera, con il BIM a indicare come la progettazione integrata stia rifondando il mestiere. Eppure, il sistema soffre di nanismo: il 94% delle imprese ha meno di cinque addetti e costruisce il proprio business sulla legge di bilancio annuale, quindi non programma e non cresce. La politica industriale manca da trent'anni, mentre il patrimonio ante 1990 attende un restyling che non arriva perché la legge sulla rigenerazione urbana è tornata in commissione settantasette volte. Ferraloro evoca un Decreto Buccalossi pieno di rughe e una stratificazione normativa che piace solo a chi sa muovercisi dentro, mentre i fondi internazionali leggono "salvo diritto di terzi" e cambiano paese. Allora qual è la visione? Quella che ancora non c'è, ammette, ma che ci sarà. Nel dialogo con Valentina, che porta la prospettiva della distribuzione dei materiali lungo quella stessa filiera, la sfida si fa esplicita: un settore che produce un quarto del PIL non può restare il parente scomodo della narrazione pubblica. Riportarlo dentro, con la giusta lingua, è il primo vero atto di rigenerazione.

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